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La vecchiaia e i suoi cambiamenti nel corso del tempo: perché è importante conoscerli

Iniziamo da qui: cos’è uno stereotipo?

Quante decisioni siamo portati a prendere ogni giorno? Decidiamo con cosa fare colazione, cosa indossare, se andare al lavoro in auto o in bici, se dare priorità a questo o a quell’altro compito ecc. Dal momento in cui ci svegliamo a quello in cui andiamo a dormire prendiamo milioni di decisioni diverse.

Il mondo in cui viviamo è altamente complesso ma, per fortuna, abbiamo un alleato in questa complessità: il nostro cervello! Questa macchina meravigliosa funziona proprio come un computer sul cui desktop siano raccolti diversi argomenti ordinati per cartelle. Queste cartelle sono gli stereotipi. Per conoscere meglio cosa sono gli stereotipi clicca qui.

Gli stereotipi negli anziani

Uno stereotipo è un giudizio grossolano che si applica indistintamente a tutti i membri di un gruppo. Ma non è per forza qualcosa di negativo, anzi! Ci aiuta a mettere ordine nella complessità del mondo e a rendere più semplici le decisioni da prendere.

Esistono molti stereotipi che ruotano intorno alla vecchiaia. Tanto per dirne alcuni che sicuramente saranno venuti in mente anche a voi leggendo, le persone anziane sono: sagge, disimpegnate, tenere, fragili fino al “demente”.

Ma in una società che cambia velocemente e in cui gradualmente vengano a mancare i punti di riferimento, definire la vecchia risulta sempre più difficile.

Un tempo con il termine vecchiaia ci si riferiva ad un numero ristretto di persone. Oggi, invece, con l’allungamento della vita media, questo termine ha acquisito una connotazione più vaga.

Un po’ di dati statistici sulla popolazione che invecchia

Secondo i dati ISTAT del 2017 la popolazione con 65 anni e più rappresentava il 22,3% della popolazione. Le previsioni del 2051 annunciano che dai 13,7 milioni di anziani attuali si passera a 19,6 milioni, per un’incidenza sulla popolazione pari al 33,2%.

Appare chiaro come dare una definizione univoca e uguale per tutti di un gruppo di persone così ampio sia assai complicato.

Persino definire quando si diventa “ufficialmente” vecchi è diventato difficile. Convenzionalmente l’ingresso nella vecchiaia veniva fatto coincidere coi 65 anni ma negli ultimi tempi, anche a causa dell’allungamento delle aspettative di vita, l’invecchiamento è stato suddiviso in due tempi:

  1. Anzianità o terza età dai 65 ai 74 anni
  2. Vecchiaia o quarta età dai 75 anni in poi

L’invecchiamento è ormai un processo variegato che non può essere ascritto ad un’unica categoria

5 motivi per cui dobbiamo ripensare all’invecchiamento sotto una nuova luce

La situazione che abbiamo appena delineato richiede di ripensare al processo d’invecchiamento in un’ottica nuova e più in linea con i tempi.

Ma perché è così importante essere a conoscenza di questi dati?

  1. Perché ciò che non si conosce non si può immaginare.  Pensare alla propria vecchiaia è già di per sé un atto difficoltoso. Abbiamo la tendenza a rimuoverla dall’occhio della nostra mente perché essa richiama inevitabilmente il fine vita. Parlarne, senza tabù né remore, contribuisce a integrare nell’immaginario collettivo una visione della vecchiaia come un naturale divenire di noi stessi.
  2. Perché permette di garantire una buona qualità dell’esistenza. Questi dati non sono solo numeri astratti ma riguardano direttamente le persone che amiamo, come nonni e genitori. Conoscere il fenomeno dell’invecchiamento più da vicino ci permette di programmare l’entità di risorse da mettere in campo per garantire loro un’ultima fase di vita degna di esser vissuta.
  3. Perché ci consente di definire adesso chi saremo domani. Pensare alla vecchiaia solo in termini negativi, un po’ come un limbo nell’attesa di passare a miglior vita, influisce sugli anziani che saremo. Ma di questo parleremo più approfonditamente nei prossimi articoli.
  4. Per orientare le politiche di sviluppo economico e sociale. Solo avendo una conoscenza dei continui mutamenti della popolazione anziana è possibile orientare risorse volte al raggiungimento del benessere dell’anziano in un’ottica centrata-sulla-persona.
  5. Per promuovere una società agefriendly. Ossia che abbia a cuore l’integrazione dell’anziano all’interno della comunità e sui luoghi di lavoro, nell’ottica di una maggiore apertura al dialogo intergenerazionale e di una longevità più sostenibile.

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