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Ansia: nemica da temere o fedele alleata?

Eccola. La senti che arriva di soppiatto mentre ti stai gustando il tuo cappuccino seduta al tavolino di un bar. S’insinua tra i pensieri e picchietta sulla tua spalla come a dire: “Ei, sono tornata”. È così che il più delle volte si palesa l’ansia: senza avvisare e in un momento in cui ci stavamo dedicando a tutt’altro, magari proprio mentre ci stavamo rilassando. D’altro canto, è proprio questo lo scopo dell’ansia!

In un Podcast molto bello che ho sentito di recente, dal titolo “Come barche in mezzo al mare” si parla dell’ansia come se fosse la spia del motore accesa. È lì proprio per ricordarci che la macchina potrebbe avere qualcosa che non va, non si è ancora rotta ma se non facciamo una revisione al più presto potrebbe accadere. Ecco, anche l’ansia è una spia accesa, ma la revisione che ci ricorda di fare è quella dei nostri pensieri ed emozioni. Un check-up di come stiamo.

L’ansia è funzionale quando ci predispone a svolgere un compito, ad esempio quando dobbiamo fare un esame all’Università. Nell’uomo preistorico l’ansia serviva come protezione dai pericoli e tutta l’attivazione corporea ad essa connessa (cuore che batte all’impazzata e sangue che va ai muscoli) serve a dare una risposta che garantisca la sopravvivenza. Questa risposta può essere di attacco o fuga. Purtroppo, o per fortuna, il nostro corpo non sa che un esame universitario non è un tipo di pericolo che può ucciderci e quindi risponde nella stessa identica maniera.  

Ma se questa è un’ansia che potremmo definire “normale”, quando allora diventa materia di cura? La risposta è molto semplice: quando diventa limitante per le attività di vita quotidiana. Mi spiego meglio. Torniamo all’esempio del nostro esame all’Università: è normale sentire il cuore che batte più forte, le mani sudate e la voce che trema quando ci troviamo faccia a faccia col Prof. Ma se nonostante questo troviamo la forza di presentarci a sostenere l’esame, qualunque sia il risultato futuro, allora quell’ansia non solo è normale ma è pure funzionale! Diverso è lo scenario in cui l’ansia è tale per cui non ci presentiamo nemmeno all’esame, magari anche se avevamo studiato ed eravamo preparati. In situazioni ancora più estreme l’ansia potrebbe portarci a non prendere i mezzi pubblici, a non andare al supermercato, a rifiutare inviti su inviti, addirittura a non uscire proprio di casa. Succede molto spesso che questi eventi coincidano con il momento in cui decidiamo di rivolgerci ad un professionista. E va benissimo, perché farlo è un grande atto di amore verso se stessi. Però, forse in quella stanza delle parole dovremmo arrivarci un po’ prima, allo stesso modo in cui ci rechiamo dal dentista per una panoramica ogni tot di tempo e non solo quando il dolore è talmente insopportabile da non riuscire più a masticare. Impariamo a parlare il linguaggio emotivo della nostra amica ansia!

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